Spesso ti svegli stanco e senti già il peso della giornata sulle spalle, eppure magari ieri non hai fatto niente di troppo impegnativo, anzi ti sei riposato: ma allora perché secondo la psicologia la tua energia vitale sembra prosciugata? Questa sensazione ha un nome preciso. Non è pigrizia e non è mancanza di volontà. È una forma di esaurimento invisibile che colpisce la mente e, di riflesso, il corpo. Molte volte, il “non fare nulla” è l’attività più faticosa che il nostro sistema nervoso possa gestire.
Il nostro cervello è una macchina. Anche se resti immobile, lui lavora a pieno ritmo. La psicologia moderna punta il dito sul carico allostatico. Questo termine, coniato dal neuroscienziato Bruce McEwen, indica l’affaticamento che lo stress accumulato infligge all’organismo. Si può immaginare il proprio corpo come un’auto ferma al semaforo, ma con il motore che gira al massimo dei giri. Si consuma benzina e non ci si sposta di un millimetro. Questo accade quando si vive in uno stato di ansia anticipatoria o di ruminazione mentale. Pensare continuamente ai problemi economici o alle scadenze lavorative attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Il corpo produce cortisolo e adrenalina come se si fosse in pericolo di vita. Restare seduti mentre il sangue è pieno di ormoni dello stress è devastante. Ci si sente svuotati perché si è stati in “modalità sopravvivenza” per ore.
Un altro colpevole silenzioso è la depressione sub-soglia. In questi casi, la stanchezza non nasce dallo sforzo, ma dall’anedonia. È l’incapacità di provare piacere. Se nulla stimola, il cervello smette di produrre dopamina. Senza questo neurotrasmettitore, ogni piccolo gesto diventa una fatica immensa. Esiste poi il concetto di impotenza appresa studiato da Martin Seligman. Se si sente di non avere controllo sulla propria vita, il cervello “spegne le luci” per risparmiare risorse. Ci si sente stanchi perché la propria mente ha deciso che lottare non serve a nulla. È una stanchezza esistenziale.

Dall’Ego Depletion alla noia: le trappole della stanchezza moderna, secondo la psicologia
Hai mai sentito parlare di Ego Depletion? Lo psicologo Roy Baumeister sostiene che la nostra forza di volontà sia una risorsa limitata. Se si passa la giornata a controllare i propri impulsi, a sorridere forzatamente o a prendere decisioni banali, la “batteria” si scarica. A fine giornata ci si sente esausti non per ciò che si è fatto, ma per ciò che si è trattenuto. Gestire un conflitto senza parlare o fingere di stare bene richiede un’energia mentale immensa. Il propria sistema cognitivo va in burnout apparentemente senza motivo.
Paradossalmente, anche la noia cronica genera stanchezza. Gli studi di John Eastwood dimostrano che la mancanza di stimoli significativi è un’esperienza negativa. La mente cerca un impegno ma non lo trova. Questo stallo crea una tensione interna che si manifesta come torpore e sonnolenza. E a tal proposito non è da sottovalutare nemmeno l’effetto della sedentarietà. Più si resta fermi, più il proprio corpo diventa inefficiente nel gestire l’energia. Il metabolismo rallenta e la percezione dello sforzo si altera. Anche alzarsi per bere un bicchiere d’acqua può sembrare un’impresa titanica. Infine, c’è l’interocezione. È la capacità di ascoltare i segnali interni del corpo. Chi soffre di stress cronico tende a monitorare troppo questi segnali. Ogni minima tensione muscolare viene interpretata come “grande stanchezza”, alimentando un circolo vizioso di inattività e spossatezza.
Cosa si può fare per spezzare questa catena? Il riposo passivo, come guardare la tv, spesso peggiora le cose. Serve un riposo attivo. Una passeggiata nel verde, un hobby manuale o la meditazione possono ricaricare le energie meglio di un lungo sonno. Se questa stanchezza persiste nonostante il riposo, è opportuno rivolgersi a un professionista. Escluse le cause mediche come l’anemia o i problemi alla tiroide, la psicoterapia è il miglior rimedio.
