C’è chi si sente solo anche in mezzo a tante persone, persino sul luogo di lavoro. Esistono momenti in cui si avrebbe un disperato bisogno di ascoltare una voce amica, pur se si sta svolgendo la propria professione. In Italia, alzarsi e telefonare a qualcuno sarebbe visto un momento di distrazione colpevole. In Svezia, invece, sta diventando un protocollo sanitario aziendale.
La solitudine non è solo una malinconia passeggera, ma un killer silenzioso. Lo sa bene Apotek Hjärtat, la più grande catena di farmacie svedese. Con 390 punti vendita e oltre 4.000 dipendenti, l’azienda ha deciso di dichiarare guerra all’isolamento sociale. Il progetto si chiama Vänvård. In svedese significa letteralmente “cura dell’amicizia”. Non è un semplice slogan pubblicitario. È un esperimento scientifico e umano lanciato il 7 gennaio 2026. Il Ministero della Salute e degli Affari Sociali svedese osserva con estremo interesse.
Ma in cosa consiste esattamente questo metodo? La formula è di una semplicità disarmante. L’azienda concede ai dipendenti 15 minuti a settimana durante l’orario di lavoro. Questo tempo è sacro. Serve per telefonare a un amico, scrivere messaggi o pianificare una cena. A questo si aggiunge un incentivo economico concreto. Ogni collaboratore riceve 1.000 corone svedesi all’anno (circa 90 euro). Questi soldi servono a “nutrire le amicizie”. Sono destinati a caffè, cinema o piccole attività di socializzazione. È il riconoscimento che stare insieme ha un costo, ma restare soli costa molto di più. L’iniziativa nasce all’interno della rete “Together against involuntary loneliness”. Tra i partner figurano colossi come Ikea, H&M e Coca-Cola. Anche la catena concorrente Apotek partecipa con percorsi formativi per i pensionati. La Svezia sta cercando di abbattere per sempre l’isolamento.

Perché la “cura dell’amicizia” è una necessità medica e non un lusso per chi si sente solo
Perché un’azienda dovrebbe pagare i propri dipendenti per socializzare? La risposta risiede nei dati della Public Health Agency svedese. Chi si sente solo non colpisce solo il proprio umore, ma anche il proprio corpo in modo sistematico. Gli studi condotti nel 2024 sono allarmanti. L’isolamento sociale aumenta drasticamente il rischio di patologie cardiovascolari e ictus. È correlato direttamente alla comparsa precoce della demenza. Persino il sistema immunitario si indebolisce con la solitudine. Per questo motivo, il governo svedese ha stanziato 300 milioni di corone annue. L’obiettivo è sostenere i fragili: giovani, disabili e disoccupati. Il lavoro, spesso causa di stress, deve diventare parte della soluzione.
Si pensi alla storia di Yasmine Lindberg, farmacista a Kalmar. Dopo una separazione dolorosa, la donna si sentiva svuotata. Tornava a casa troppo stanca per coltivare relazioni post-lavoro. Grazie ai 15 minuti del programma Vänvård, ha ritrovato il coraggio di connettersi. Oggi dice di sentirsi “più felice”. L’amministratrice delegata Monika Magnusson è convinta della scelta. I farmacisti sono in prima linea contro il disagio altrui. Spesso, però, dimenticano la propria salute emotiva. Il progetto prevede quindi corsi di formazione specifici con l’organizzazione Mind.
I manager imparano a riconoscere i segnali del ritiro sociale. Non si tratta di invadere la privacy, ma di creare una cultura del supporto. Se un collega appare spento, l’azienda fornisce gli strumenti per intervenire. È un’evoluzione naturale del Friskvård, il celebre bonus svedese per l’attività fisica. Il progetto pilota sarà valutato nel marzo 2026. L’interesse è altissimo. Se i risultati confermeranno il miglioramento del benessere, il modello potrebbe espandersi. Forse, un giorno, anche in Italia considereremo l’amicizia un parametro vitale da monitorare. In un mondo sempre più iper-connesso digitalmente, ma che nella realtà favorisce la solitudine, quei 15 minuti a settimana non sono tempo perso, ma un vero e proprio investimento per il benessere mentale.
