Il panorama televisivo italiano ha le sue fiction Rai intoccabili: si pensi a Doc – Nelle tue mani o a Cuori (la cui ultima puntata della terza stagione è andata in onda proprio ieri sera). Eppure, il verdetto è ufficiale. Il Premio Biagio Agnes, il riconoscimento audiovisivo più ambito del Paese, ha scelto il suo re.
Non si tratta di un medico empatico con l’Andrea Fanti di Luca Argentero o di un cardiochirurgo tormentato come l’Alberto Ferraris di Matteo Martari. Il trionfatore assoluto è il pirata più amato della televisione italiana. La serie evento Sandokan, prodotta da Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction, ha portato a casa il Premio Audiovisivo. Un annuncio che arriva come la conferma definitiva di un successo iniziato lo scorso dicembre su Rai 1. Molti critici erano scettici prima del debutto. Sostituire il mito di Kabir Bedi sembrava un’impresa disperata. Ma il coraggio paga sempre.
La produzione ha scommesso su un cast internazionale di altissimo profilo. Can Yaman ha prestato il suo volto e la sua fisicità prorompente alla Tigre della Malesia. Accanto a lui, un magistrale Alessandro Preziosi ha dato vita a uno Yanez indimenticabile e la giovane Alanah Bloor ha incantato il pubblico nel ruolo di Marianna, la Perla di Labuan. Infine, il terribile Lord Brooke di Ed Westwick è stato la ciliegina sulla torta. La giuria del Biagio Agnes non ha premiato solo gli ascolti (tra il 27 e il 33% di share nelle quattro serate di messa in onda). Ha voluto celebrare l’ambizione di un progetto che parla al mondo intero. La regia di Jan Maria Michelini e Nicola Abbatangelo ha trasformato la Calabria nella Malesia. Questa non è solo una fiction. È la dimostrazione che l’Italia può ancora guidare il mercato globale dell’intrattenimento.
I telespettatori ricordano ancora le serate di dicembre trascorse davanti allo schermo, tra il profumo del mare, il rumore delle spade e il fascino di un amore impossibile. Sandokan ha unito le generazioni. Ha riportato i nonni indietro nel tempo e i giovani alla scoperta di un eroe senza tempo. Questo premio è il sigillo d’oro su una scommessa vinta contro ogni previsione.
Il segreto della fiction Rai Sandokan: perché Can Yaman, Ed Westwick e Alessandro Preziosi hanno convinto tutti e meritano il Premio Biagio Agnes
Cosa rende questa serie diversa da tutto il resto? Can Yaman non ha cercato di imitare il passato. Ha portato sullo schermo un pirata più cupo, moderno e vulnerabile. Il suo Sandokan soffre, combatte e ama, andando oltre l’etichetta di sex symbol. Poi c’è il fattore Alessandro Preziosi. L’attore ha costruito uno Yanez stratificato, ironico e astuto allo stesso tempo, ma sempre attento al suo fidato amico, anche nei momenti di litigio. Infine, Ed Westwick ha costruito l’antagonista perfetto. Il confronto tra lui e Can Yaman, con la centro la sofisticata Alanah Bloor, è stato il vero cuore pulsante del racconto. La chimica tra tutti loro ha elevato il prodotto, rendendolo degno dei migliori palcoscenici internazionali. Il Premio Biagio Agnes premia esattamente questo: l’eccellenza che supera i confini nazionali.

La regia di Michelini e Abbatangelo merita una menzione a parte. La coppia ha saputo dosare l’azione con momenti di estrema poesia (basti pensare al ‘finto matrimonio’ di Sandokan e Marianna, con tanto di primo bacio e recupero della vista da parte del pirata). Le scenografie hanno ricostruito un mondo esotico con una fedeltà impressionante. La tecnologia moderna – come quella usata per la tigre – si è fusa con la narrazione classica di Emilio Salgari. Il risultato è un’opera che non sfigura affatto davanti alle grandi produzioni di Netflix o Prime Video.
Spesso ci si lamenta di una televisione statica e ripetitiva. Sandokan è stata la risposta prepotente a queste critiche. Ha dimostrato che il pubblico italiano ha voglia di avventura, storie epiche e grandi sogni. La scelta di premiare questa serie è un segnale forte per il futuro della Rai. Mentre si aspetta l’arrivo della prossima stagione (prevista non prima del 2027), non resta che godersi questo trionfo. Il Premio Biagio Agnes non è solo una statuetta. È il riconoscimento di un lavoro immenso che ha coinvolto centinaia di professionisti. Dalle maestranze ai produttori, tutti hanno creduto nel ritorno della Tigre.
