Ieri sera, le note di Fabrizio De André hanno attraversato i teleschermi di Rai1 con il film Principe Libero. Il pubblico ha risposto con un calore immenso. Mentre cresce l’attesa per l’omaggio cinematografico a Franco Battiato (Il lungo viaggio, che è già stato al cinema a inizio febbraio per soli tre giorni), la Rai ha deciso di calare un asso pigliatutto. C’è un terzo gigante che attende di essere celebrato. Un artista che ha dato voce ai tormenti amorosi di intere generazioni.
Il 4 marzo 2026, la prima serata di Rai1 ospiterà un evento televisivo senza precedenti. Il titolo parla chiaro: “Il mio nome è Riccardo Cocciante”. Non sarà la solita biografia fredda e distaccata. Questo è il primo vero docufilm autorizzato sulla vita del Maestro. È un viaggio intimo prodotto da Daimon Film in collaborazione con Rai Documentari. La regia è affidata alla visione di Stefano Salvati. Sarà un’esperienza immersiva disponibile dal 5 marzo anche su RaiPlay.
Perché esce proprio ora? Marzo 2026 segna il traguardo degli 80 anni di Riccardo Cocciante. Un compleanno importante. Il film scava nel profondo di un uomo schivo. Un artista che ha sempre preferito far parlare la musica. Il racconto si snoda tra la sua nascita in Vietnam e il successo planetario. Si vedrà un Riccardo Cocciante come mai prima d’ora. Il documentario fonde l’aspetto personale con quello professionale.

Rai1 propone in prima serata il film su Riccardo Cocciante: perché questa pellicola riscrive la storia
Il 2026 è ufficialmente l’anno del grande ritorno di Cocciante. Il 26 febbraio riparte Notre Dame de Paris, l’opera popolare più amata al mondo. Ma non finisce qui. In estate, l’artista tornerà a calcare i palchi italiani con un tour solista imperdibile. Sarà protagonista nelle location all’aperto più suggestive del nostro Paese. Questo film su Rai1 è il preludio, dunque, di una celebrazione totale.
C’è un elemento che rende questo film un pezzo unico nel panorama della Fiction Rai. Per la prima volta, la tecnologia più avanzata si mette al servizio della memoria. Il regista Stefano Salvati ha fatto una scelta coraggiosa. Ha integrato nel racconto contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale. Questa tecnologia, supervisionata da Marco Riccetti, ha un compito fondamentale: restaurare e ricostruire i ricordi giovanili del Maestro.
Il valore del film risiede anche nelle testimonianze raccolte. Sentiremo le parole di Laura Pausini e di Gianna Nannini. Ci saranno le riflessioni di Fiorella Mannoia e di Mogol. E non mancheranno anche le voci dei più giovani, come Elodie e Achille Lauro. Sono artisti che hanno trovato in lui una grande fonte d’ispirazione. Il film dura 90 minuti. Il soggetto porta le firme prestigiose di David Pascal Robert Cocciante e Marco Vito. La fotografia è di Umberto Romagnoli. Dopo aver celebrato la libertà di De André e il misticismo di Battiato, ora tocca all’emozione pura, in arrivo il 4 marzo su Rai1.
