Ricercatori trovano una stalagmite nella Mezzaluna Fertile e ricostruiscono il meteo dei primi agricoltori 10mila anni fa: un dettaglio sorprende

In una grotta in Iraq alcuni ricercatori hanno trovato una stalagmite che ha ‘svelato’ una storia di sopravvivenza brutale. Un team internazionale di scienziati ha appena dimostrato quale fosse il meteo dei primi agricoltori.

I ricercatori dell’Istituto di geoscienze e georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igg) e dell’Università degli Studi di Milano hanno analizzato una stalagmite prelevata nella Mezzaluna Fertile. Questo reperto ha permesso di ricostruire il clima con una precisione mai vista prima. I dati coprono un arco temporale immenso, tra 18.000 e 7.500 anni fa. Parliamo dell’epoca in cui l’umanità ha mosso i suoi passi più decisivi. È il periodo in cui nacque la sedentarietà e apparve la prima agricoltura lungo le sponde del fiume Tigri e dell’Eufrate.

Ma il quadro che emerge dalle analisi chimiche della pietra è lontano dall’idillio che ci hanno sempre insegnato a scuola. La Mezzaluna Fertile non era affatto un paradiso accogliente. Era un luogo di sfide estreme e cambiamenti improvvisi. Gli scienziati hanno studiato gli isotopi dell’ossigeno e del carbonio intrappolati nel minerale. Questi elementi hanno rivelato le variazioni delle precipitazioni e della temperatura. Geologi, archeologi e paleoclimatologi hanno collaborato per mappare l’ambiente degli antichi abitanti del Vicino Oriente e dei Monti Zagros.

Meteo
Campo agricolo di oggi – morrisons.it

Il dettaglio che cambia tutto nel meteo della Mezzaluna Fertile di 10mila anni fa: l’agricoltura come risposta alla disperazione

 

La stalagmite ha agito come una scatola nera. Ha registrato ogni siccità e ogni alluvione subita dai nostri antenati. Il dettaglio che ha lasciato i ricercatori senza parole riguarda il legame tra freddo e pioggia. È una dinamica che ribalta le nostre certezze moderne sul riscaldamento globale. In quel mondo antico, il riscaldamento portava l’umidità necessaria alla vita. Al contrario, ogni volta che il termometro scendeva, la terra diventava arida. I primi agricoltori vivevano sotto lo scacco di un meteo traditore. La loro evoluzione non è stata un capriccio, ma una necessità biologica.

Ecco il punto di svolta: l’agricoltura non è nata perché la vita era facile. Al contrario, è stata l’ultima carta giocata da un popolo disperato. Il dettaglio che sorprende è la correlazione spietata tra i cali termici e la scomparsa delle piogge. Quando faceva freddo, la terra smetteva di nutrire. Immaginate di vivere 10.000 anni fa tra i passi dei Monti Zagros. Siete cacciatori-raccoglitori e contate sulla generosità della natura selvatica. Improvvisamente, il clima cambia. Le temperature crollano e, con esse, svaniscono i frutti spontanei e le mandrie.

I ricercatori hanno notato che proprio in questi momenti di crisi sono nate le strategie più brillanti. Le comunità umane non si sono arrese alla fame. Hanno sviluppato una sussistenza flessibile. Hanno iniziato a curare i semi non per desiderio di progresso, ma per non morire di stenti. Questo studio dimostra che l’agricoltura è stata una forma di tecnologia resiliente. Gli abitanti delle pendici montuose hanno imparato a gestire l’instabilità. Hanno diversificato le loro fonti di cibo. Hanno iniziato a piantare orzo e frumento selvatico proprio dove il meteo era più pazzo. La stalagmite racconta che la stabilità climatica è arrivata solo molto dopo. Quando il meteo ha finalmente concesso una tregua, sono nati i primi veri villaggi permanenti. Oggi, mentre affrontiamo sfide climatiche opposte, quella stalagmite irachena lancia un monito potente: l’umanità dà il meglio di sé solo quando è messa alle strette.

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