Emanuele Filiberto contro il Festival di Sanremo: “La storia non si cancella con uno slogan”

Il Principe Emanuele Filiberto di Savoia si schiera contro il Festival di Sanremo: ecco la polemica social dopo la prima serata.

La prima serata del Festival di Sanremo è andata e dopo i resoconti tra big in gara e punti in share non sono mancate le polemiche social. Questa volta ad attirare l’attenzione è il principe Emanuele Filiberto di Savoia che nel 2010 partecipò alla competizione canora insieme a Pupo guadagnando il secondo posto. I toni di Filiberto questa volta sono decisamente più duri e non riguardano la musica. L’ex big in gara si è infatti schierato contro alcune dichiarazioni che sono state fatte sul palco dell’Ariston in merito alla Repubblica Italiana e alla sua nascita.

Nella prima serata del Festival Carlo Conti ha accolto sul palcoscenico più prestigioso d’Italia la signora Gianna Pratesi di 105 anni originaria di Genova. La donna ha raccontato della sua vita, delle sue abitudini e delle tantissime attività che la fanno sentire più viva che mai. Non è mancato però anche il tributo al voto delle donne nel 1946 al quale proprio la signora Gianna ha partecipato per la prima volta. La donna con grande emozione ha raccontato di aver votato per la Repubblica e non è mancato l’applauso dell’Ariston. Il principe Emanuele Filiberto ha deciso però di contestare proprio il merito della repubblica nel voto alle donne.

Emanuele Filiberto contro l’Ariston: “C’è un’altra verità piegata”

In attesa di scoprire cosa succederà nella seconda serata del Festival di Sanremo, il principe Emanuele Filiberto ha deciso di contestare alcune dichiarazioni sulla Repubblica arrivate sul palco dell’Ariston.  Dopo l’esaltazione del voto alle donne nel 1946 è arrivato un lungo elogio alla Repubblica Italiana, ma Filiberto non ci sta e scrive:Un’immagine che parla da sola. Una Repubblica nata tra troppe ombre e troppe domande, raccontata per decenni come una certezza assoluta. Una Repubblica con le gambe in aria, che ancora oggi fatica a stare in piedi. E poi un’altra verità piegata: il voto alle donne non lo ha dato la Repubblica, ma il Regno d’Italia, con Umberto II, prima del 2 giugno 1946. La Repubblica lo ha solo ereditato. La storia non si cancella con uno slogan. Prima o poi, chiede di essere guardata in faccia”.

Una posizione molto chiara che non esalta la repubblica e che contesta il messaggio che nella scorsa serata il direttore artistico ha voluto lanciare dal palco. Arriverà la replica di Carlo Conti? Staremo a vedere.

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