Il rapporto tra Al Bano Carrisi e il Festival di Sanremo si incrina ogni giorno di più. L’ultimo gesto della Rai nei confronti del cantante di Cellino San Marco non è solo una questione di brani scartati, ma una ferita profonda che sembra aver leso la dignità di un uomo che ha fatto la storia della musica italiana. Ma cos’è successo e qual è stata la reazione dell’artista? È presto detto.
L’artista al momento a Vienna per il Gran Galà dell’Opera. Accanto a lui c’è la figlia Jasmine Carrisi. Ma il suo pensiero vola verso il Teatro Ariston. La notizia lo ha raggiunto come una doccia gelata: la Rai ha deciso di “cancellarlo”. Negli spot pubblicitari che celebrano i grandi successi sanremesi, i brani di Al Bano e Romina Power non ci sarebbero più. Canzoni immortali come Felicità, Ci sarà o Nostalgia Canaglia sembrano finite nel dimenticatoio dei dirigenti di Viale Mazzini. Per Al Bano, questo è un vero e proprio “oltraggio”. Non si tratta di una semplice scelta editoriale, ma di una decisione che non tiene conto di decine di partecipazioni e trionfi mondiali. Il cantante non riesce a capacitarsi di questo trattamento riservato a chi ha portato il nome dell’Italia ovunque, dalla Puglia fino all’America Latina.
Il legame tra l’artista e la kermesse è forte. Eppure, oggi quel rapporto appare ridotto in macerie. Al Bano si sente tradito per la seconda volta consecutiva. Dopo le frizioni con Amadeus e le promesse mancate, il muro alzato da Carlo Conti rappresenta l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. La delusione è palpabile, mista a un orgoglio che non accetta “giochetti” di potere o logiche di mercato che calpestano il talento.

Il paragone di Al Bano tra Pippo Baudo, Amadeus e Carlo Conti: “Sanremo è una nave, ma servono i comandanti”
Affidando il suo sfogo al settimanale Oggi, Al Bano ha usato una metafora destinata a far discutere per mesi. Ha paragonato il Festival di Sanremo a una grande nave in mezzo alla tempesta. Una nave che oggi, secondo lui, manca di una guida sicura e rispettosa. Il ricordo corre subito a Pippo Baudo. “Lui era un signore”, sottolinea con amarezza il cantante. Baudo sapeva gestire le grandi personalità. Sapeva dare valore al “mestiere” dell’artista. Il confronto con la gestione attuale, che vede protagonisti Amadeus e Carlo Conti, è impietoso. Al Bano non usa mezzi termini e lancia una frecciata clamorosa.
“Ci sono i comandanti bravi”, ha dichiarato l’artista, “e poi ci sono gli Schettino“. Il riferimento è durissimo. Accusa chi sta al timone di complicarsi la vita anche quando il mare è calmo. È un attacco alla direzione artistica della Rai. Al Bano percepisce una mancanza di rispetto per la sua carriera leggendaria e per i milioni di fan che lo seguono. Ma cosa accadrà ora? Stavolta è lo stesso artista a voler chiudere per sempre col Festival: “Se mi chiamano ora, rispondo: no grazie”.
